Perché ingrassiamo?

8 aprile 2017

Le principali cause del sovrappeso dipendono da fattori genetici per il 50% e per l’altro 50 % da fattori ambientali e in particolar modo dalle ABITUDINI ALIMENTARI.

Con la parola abitudine però non si intende solo la qualità dei cibi che siamo soliti consumare, ma soprattutto come siamo abituati a consumarli. Le abitudini non funzionali per un peso ideale possono essere molteplici:

mangiare veloci, mangiare in piedi, mangiare davanti al pc/alla televisione, mangiare quando non si ha fame ma per soddisfare altri bisogni, ed infine mangiare oltre il proprio senso di sazietà solo per gusto, per il piacere.

Che il cibo sia e debba essere un piacere è innegabile, ma per ritrovare il vero piacere bisogna necessariamente imparare ad associare il nutrimento al gusto.

Molto spesso le persone in sovrappeso si ritrovano in più di una di queste abitudini non funzionali e fanno difficoltà a credere che correggendole si possa dimagrire con facilità: cominciando regalandosi del tempo e delle attenzioni, lavorando sulle vere cause del sovrappeso, offrendo una valida alternativa alla dieta.

Troppo spesso si ci accanisce a classificare gli alimenti come permessi e non permessi, salutari o no, fanno ingrassare o no, hanno un determinato componente piuttosto che un altro, e non si riflette sul fatto se in quel preciso momento ho deciso di mangiare perché ho fame, e se mi fermo ascoltando il mio senso di sazietà, o se lo scopro solo quando sento di aver mangiato “troppo”.

Le nostre abitudini, i nostri atteggiamenti e comportamenti riflettono il nostro modo di pensare e leggere determinate situazioni.

Le motivazioni personali, sociali, culturali, ambientali e affettive guidano le nostre azioni e danno alle stesse una connotazione del tutto individuale.

Allo stesso modo anche altri comportamenti che hanno delle caratteristiche prettamente biologiche, come il comportamento alimentare, sono condizionati dalle modalità di apprendimento che, se effettuate secondo modalità distorte, possono condurre a delle disfunzioni.

Il modo di pensare, di sentire, non solo dell’individuo ma della società nel complesso, le influenze culturali, il peso che noi attribuiamo ad esse influiscono notevolmente sui nostri comportamenti, in particolare influiscono enormemente nel nostro rapporto con il cibo.

Gli esseri umani funzionano sempre in modo interattivo: il loro modo di pensare influenza le emozioni ed i loro comportamenti, le loro emozioni influenzano azioni e pensieri, i comportamenti pensieri ed emozioni.

Sono dunque convinta che, un individuo cambiando il modo di pensare rispetto ad una situazione od esperienza cambierà con grande facilità le emozioni connesse a questi pensieri ed i comportamenti correlati, cosi le proprie abitudini.

E’ proprio il metodo cognitivo comportamentale che prende in analisi proprio la relazione tra le emozioni e le cognizioni, in quanto non può esserci emozione sconnessa dal pensiero che l’ha determinata.

I pensieri disfunzionali nei confronti del cibo possono essere cambiati!

Tale processo richiede uno sforzo continuo, attivo e persistente allo scopo di riconoscere, contestare e riformulare gli elementi irrazionali del pensiero, nonché attraverso un lavoro diretto sulle emozioni inappropriate ed un continuo esercizio dei comportamenti più adeguati e funzionali.

Iniziamo quindi a porci spesso la domanda “quali prove sostengono la mia abitudine?”, cosi da verificare le ipotesi mediante operazioni logiche.

A titolo esemplificativo di questo processo, quando chiedo: “perché mangia la frutta dopo i pasti?”, molti pazienti rispondono: “perché la frutta fa bene”.

Se continuo chiedendo: “mi scusi ma dopo un pasto completo lei ha ancora fame, cosi da decidere di mangiare un frutto? Molti rispondono: “no, non ho fame ma se non mangio la frutta in quel momento non la mangio più”.

Quindi è proprio qui, che si interviene dimostrando al paziente che questa è una semplice convinzione, che può portarlo solo a mangiare di più di quello di cui ha bisogno in quel momento.

Cosi grazie a questi semplici domande, riflessioni ed accorgimenti, il paziente si consapevolizzerà delle sue abitudini alimentari, imparando a riconoscerle e cambiarle, grazie al mio metodo e supporto costante.